Rapporto per Aspen Institute Italia
di
Giulio Perani

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Giulio Perani è Dirigente di ricerca all'ISTAT - Istituto Nazionale di Statistica.
Il Rapporto è basato esclusivamente su dati liberamente accessibili sul Web o estratti da database statistici consultabili dal pubblico, incluse le banche dati generali dell’ISTAT. Le opinioni espresse dall’autore non coinvolgono in alcun modo l’ISTAT

Premessa

La scienza, come pratica di applicazione sistematica del metodo scientifico, utilizza largamente le tecniche di misurazione. Misurare però il grado di estensione e intensità dell’attività scientifica in singoli contesti territoriali o settoriali è estremamente arduo, così come individuare delle metriche che rendano comparabili le risorse investite negli estremamente diversificati processi a carattere scientifico e, soprattutto, i prodotti che risultano da tali processi.

Tali problemi sono stati affrontati in ambito statistico attraverso una serie di semplificazioni. La più rilevante è la codificazione dei processi a carattere scientifico con riferimento ad un concetto convenzionale di ricerca e sviluppo (R&S). Un ulteriore passo è stato quello di focalizzare la misurazione su attività istituzionalizzate, ovvero svolte all’interno di organizzazioni in grado di contabilizzare i loro input e output. Un terzo, necessario passaggio è stato quello di accettare ampi livelli di approssimazione nell’individuazione di indicatori in grado di stimare la dimensione dell’investimento scientifico e dei suoi risultati. L’economia della scienza è stata quindi interpretata in termini di economia della ricerca.

L’evidenza necessaria per lo studio di tali fenomeni è stata quindi fornita dalle attività statistiche normate dal Manuale di Frascati sulla R&S e dagli altri manuali OCSE ed europei sulla misurazione delle risorse umane in campo scientifico, della brevettazione o del commercio high-tech. Al termine di un lungo processo, iniziato negli anni Sessanta del secolo scorso e durato alcuni decenni, sono ora molti gli indicatori disponibili per studiare la scienza mediante le statistiche su R&S e attività innovative. Questa ricchezza di informazioni resta però spesso inutilizzata a fronte di quelle esigenze di estrema sintesi, tipiche dei media e dei decisori politici, che esigono di ridurre il confronto tra le diverse performance scientifiche a pochi indicatori sintetici, se non ad un singolo indicatore.

Il successo del rapporto spesa per R&S su Prodotto interno lordo (PIL) è un indizio di tale tendenza, così come il moltiplicarsi di liste di indicatori (o scoreboard) che dovrebbero consentire di cogliere attraverso alcuni indici particolarmente significativi la complessità delle attività di ricerca di singole istituzioni o gruppi di esse. L’utilità di tale approccio è però spesso inficiata dalla sua stessa parzialità.

In questo studio è stato adottato un approccio, per quanto possibile, sistemico. Il sistema della ricerca (considerato come largamente sovrapponibile al sistema italiano della scienza) è stato scomposto nei suoi principali componenti - Enti di ricerca, università e imprese - ed analizzato da diverse prospettive sulla base di dati di natura statistica di libera consultazione. Il risultato atteso è quello di un mosaico di informazioni che 18 restituisca un quadro complesso, e non necessariamente univoco, della ricerca italiana con le sue potenzialità e criticità.

La presentazione prende avvio da una individuazione degli attori istituzionali con i problemi connessi alla loro stessa definizione e identificazione. Sono poi oggetto di approfondimento - nel confronto costante con i principali paesi partner europei - gli indicatori di spesa per la ricerca, la quantificazione del personale impegnato in ricerca e l’articolazione delle fonti di finanziamento del sistema italiano della ricerca.

Cambiando prospettiva, tre dei possibili approcci alla valutazione della ricerca italiana sono oggetto di approfondimento, fornendo anche spunti metodologici per l’analisi delle pubblicazioni scientifiche degli Enti di ricerca, delle valutazioni in ambito di classifiche internazionali (ranking) per le università e della brevettazione per le imprese.

In sintesi, si propongono materiali per iniziare un processo di analisi non ideologica che induca una maggiore consapevolezza della necessità di sviluppare sinergie tra gli attori della ricerca.

Una maggiore competitività a livello internazionale deve essere raggiunta con un livello adeguato di investimenti ma, come dovrebbe risultare evidente da questo studio, anche con una maggiore efficienza del sistema nel suo complesso e una maggiore consapevolezza delle priorità economiche e politiche del Paese.